lunedì 28 settembre 2009

Quando le cose accadono, non si scrive più

Sono ormai molti mesi che non pubblico nulla sul blog. L’estate e le vacanze hanno avuto il loro peso, gli impegni di lavoro sono aumentati , ma soprattutto il ritmo delle cose è stato frenetico: avevi pronto un pezzo, a cui dovevi dare solo una rifinitura ed ecco che uno sciame di nuove notizie veniva a cambiare le priorità e a rendere quasi inutile quelle che avevi appena finito di scrivere.

Un mio amico e collega anni fa diceva: quando le cose iniziano ad accadere sul serio, si smette di scrivere articoloi e di fare convegni.

In questi ultimi mesi non sono però cambiati i protagonisti sulla scena, che sono gli stessi dell’inverno e della primavera scorsa: Google e l’accordo con gli editori/autori americani, Amazon e la guerra degli ebook, dei formati e dei prezzi, la crisi delle librerie indipendenti.

Rispetto alla primavera, l’onda lunga di questi fenomeni ha raggiunto anche l’Italia, con una accelerazione nelle dinamiche di concentrazione (l’accordo Messaggerie/Giunti per il retail), le notizie di chiusure di librerie che sono arrivate quest’estate anche sulla grande stampa (Libreria Porta Romana e Libreria di via Rugabella a Milano ed altre) a cui fa da contrappunto e conferma ad esempio l’apertura del megastore Feltrinelli a Genova.

Di tutte queste vicende, quella che continua ad essere la più appassionante e ricca di colpi di scena è quella del Google Book Settlement. Non mette ormai più conto riscostruirne la successione, gli ultimi eventi hanno ormai cambiato sostanzialmente lo scenario: quando ormai si attendeva il verdetto del giudice di New York per l’8 ottobre, solo una settimana prima della Fiera di Francoforte, il Dipartimento della Giustizia dell’amministrazione Obama è intervenuto con una memoria di 32 pagine presentata al giudice il 18 settembre in cui vengono individuati i principali punti deboli del Settlement e si invitava il giudice a non approvarlo senza correzioni significative. Anche se il giudice non è tenuto a rispettare le indicazioni del DoJ, questa presa di posizione ha determinato una svolta – probabilmente decisiva - nella vicenda: Google e la Authors’ Guild hanno chiesto al giudice di rimandare l’udienza, in modo da poter avere il tempo di negoziare un nuovo accordo, capace di superare le obiezioni del Dipartimento della Giustizia. Se questo rappresenta una battuta di arresto per Google e soci/avversari, dall’altro osservatori attenti hanno fatto notare che se l’operazione di rinegoziazione riesce e è convincente, la strada verso l’approvazione definitiva dell’accordo sarà probabilmente in discesa, in quanto anche le altre obiezioni sollevate dalle altre parti e organizzazioni interessate perderanno di centralità e saranno come riassorbite da quelle del DoJ e si ridurranno i margini di discrezionalità del giudice (anche se i tempi potranno allungarsi ulteriormente).

Ad aprile avevo fatto osservare come la mia impressione, dopo aver ascoltato per la prima volta le parti in causa durante un seminario alla Fiera del Libro di Londra, fosse che non tutti gli interessi e le parti in gioco fossero stati adeguatamente rappresentati e tutelati. La posizione del DoJ va proprio in questa direzione: l’iniziativa di Gogle produce effetti e coinvolge interessi ben più ampi rispetto a quelli di autori e editori, che non possono essere risolti solo con un accordo transattivi fra le parti che non ne tenga adeguatamente conto.

Nel frattempo, però, un altro fronte si sta aprendo in Europa (dopo gli interventi del governo tedesco e l’audizione della Commissione), non sul versante istituzionale, ma su quello legale: il gruppo editoriale Seuil/La Martinière ha citato in giudizio Google per aver digitalizzato senza autorizzazione 9000 suoi libri e ha chiesto 15 milioni di Euro di danni. E’ possibile, anche se i meccanismi giuridici europei sono profondamente diversi, che questa azione legale abbia conseguenze importanti per l’intero mercato europeo e rappresenti il primo passo per un accordo nel nostro continente.

Oggi 28 settembre si svolge a Fiesole, all’Istituto Universitario Europeo, per iniziativa di INFER e del suo presidente Tommaso Giordano, la prima discussione pubblica italiana sull’accordo di Google e sulle sue conseguenza, se non si tiene conto della sessione svolta al Congresso IFLA di Milano del 27 agosto. Anche se l’iniziativa nasce ed è focalizzata nella comunità bibliotecaria italiana, ed in particolare in quella accademica, è la prima volta che in Italia i diversi attori del mercato si confrontano con le problematiche che hanno appassionato per mesi e ancora appassionano il mondo delle biblioteche e dell’editoria internazionale

venerdì 29 maggio 2009

Education Day @ABA: nessuna paura, è solo l'ebook

La prima sensazione che salta all'occhio è l'ottimismo con cui i librai americani guardano la futuro, certamente molti di loro sono preoccupati per la digitalizzazione e l'avvento degli ebook, avvento che a giudizio di tutti in proprio in corso in questi giorni e settimane, ma i leader hanno diffuso uno slogan molto efficace a mio parere "We do not sell devices, we sell content", dove anche il libro stampato è una sorta di "device". Molti lettori si presentano in libreria con un kindle in mano chiedendo libri, moltissimi (50.000 nella prima settimana) hanno scaricato l'applicazione e lettore per i-phone che l'ABA ha messo a punto scegliendo l'open source con un formato aperto (altri dettagli seguiranno).
Seguitissime sono state le conferenze su i new media (facebook, twitter, etc) e sul nuovo sistema di ecommerce che l'ABA propone ai suoi affiliati, molti lo usno e alcuni vendono già ebook con questa piattaforma.
Nella conferenza tenuta ieri per l'ABA Len Vlahos e Mark Nelson hanno sottolineato che il cambiamento è adesso, il mercato si muove ora e si muove sempre più velocemente; certamente utile per i librai spaventati dalla pirateria (che alcuni hanno toccato con mano vedendo il contenuto degli e-book reader dei loro clienti!), la presentazione dell'attività di O'Reilly con Safari, nota nel mondo accedemico, ma quasi sconosciuta nel mondo "retail"; O'Reilly vede crescere i profitti e le vendite online, nonostante utilizzi un formato aperto, senza DRM, che può essere quindi copiato.
Ottima la conferenza sull'handselling (la vendita in libreria) tenuta dal CIO uscente di ABA, Avin Mark Domnitz, con filmati su come comportarsi e non comportarsi per essere efficaci con i clienti, dall'out of stock all'upselling.
Oggi finalmente apre Book Expo America, con un incontro tra gli editori e Google.
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giovedì 28 maggio 2009

Librerie a NYC (1): SOHO, Housing Works

La prima libreria che abbiamo visitato in SOHO è Housing Works Bookstore Cafe, di proprietà di una charity che assiste gli homeless, un ex grande magazzino con gigantesche colonne e capitelli dorici che vende libri usati o regalati, ad esempio da Book Expo America e dalla associazione degli editori (AAP), tra cui gustosissimi esemplari di bozze non corrette!!! Oltre alla libreria aperta al pubblico, c'è una cospicua attività di vendita via internet, utilizando gli aggregatori di libri usati; i libri, dischi, cd, dvd sono stoccati nei due piani sottostanti dove è ospitato il magazzino. Le persone vengono e usano la libreria come punto di ritrovo, di studio o alcuni, come Paul Auster, addirittura per scrivere.
Il personale è in gran parte costituito da volontari e i profitti vengono utilizzati per l'assistenza agli homeless; certamente il modello di business non crea eccitazione fra i librai ma l'ambiente, il servizio offerto in termini di disponibilità del personale e degli spazi, sono dei punti di riferimento importanti.
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What's up man? Librai coraggiosi nella terra dei titani


"What's up, man?", è proprio quello che vorremmo capire in questi giorni, stando qui a NY e partecipando all'assemblea IBF/EBF e a Book Expo America, la fiera del libro nordamericana.

Nella terra dei titani Google e Amazon, quale spazio cercano di ritagliarsi i librai indipendenti? Lo vedremo sul campo, con la visita alle librerie della città... ma abbiamo anche occasione di rifletterci assistendo alle presentazioni e agli interventi della assemblea
  • Len Vlahos, Chief Program Officer dell'ABA ha ripercorso le tappe del business della musica online da Napster a iTunes e di come le vendite online abbiano cannibalizzato il mercato del vinile/cd detrminando la chiusura di molti negozi di dischi indipendenti; ha citato Steve Knopper, Appetite for Self-Destruction : The Spectacular Crash of the Record Industry in the Digital Age, a cui esbn-blog ha già dedicato un post. La sua opinione, confrontando la curva delle vendite di libri su supporto elettronico con le curve di adozione nelle famiglie di diversi ritrovati, dal telefono al cellulare passando per la tv a colori, è che i tempi sono maturi per una diffusione massiva dell'ebook. Certamente i principali attori Amazon, Sony, Apple (con il lettore per l'i-Phone) e Google spaventano, ma ABA ha sviluppato un lettore open source e in collaborazione con Ingram è in grado di supportare la vendita online di ebook da parte delle librerie indipendenti, come è stato poi spiegato dall'intervento di Mark Nelson (leggi un po' oltre)
  • Mark Nelson, curatore del blog TheCite e di professione Digital Content Strategist, funzionario della associazione dei college bookstore (NACS), ha delineato una strategia per far fronte al cambiamento in 10 punti, dimostrando grande chiarezza nella sua visione del mercato e della psicologia del libraio (poi non così lontana dalla nostra).
  • Avin Mark Domnitz, Chief Executive Officer dell'American Booksellers Association, ha presentato l'iniziativa Indiebound.org: da una ricerca di mercato commissionata dall'ABA alcuni anni fa è emerso che i librai erano "seduti sopra una rivoluzione e non se ne rendevano conto" e che se non cambiavano strategia rischiavano di venir cancellati dalle grandi catene. L'ABA, utilizzando solamenete risorse interne (10 persone), ha costruito un canale comunicazione con i clienti per sensibilizzarli all'aquisto locale nelle librerie indipendenti, preparando manifesti, borse, volantini personalizzabili dalle singole librerie e ha realizzato un sito che è una piattaforma per la valorizzazione delle community che ruotano intorno alle librerie indipendenti. In pratica, hanno riconosciuto nella libreria indipendente un valore in quanto community fatta di librai e clienti e hanno costruito la comunicazione di questo valore in modo che fosse palese ai clienti, in modo che essi, comprando preferibilmente dal proprio libraio locale potessero mantenere e aumentare quel valore.

mercoledì 27 maggio 2009

Zar a New York

Sapete, vero, che le aziende high-tech USA hanno iniziato a chiamare così (o in modo altrettanto fantasioso) le loro figure chiave aziendali, presto imitati dalla amministrazione Obama? Si va da Karen Coyle, Metadata Czar di Open Library a Vint Cerf - sì proprio lui, il padre di Internet, Chief Evangelist di Google, per finire al Technology Czar di Obama.
Ebbene, da lunedì il nostro zar alla tecnologia, Gregorio Montanari è a New York, per prendere parte alla Conferenza dell'EBF/IBF (European Booksellers Federation/International Booksellers Federation) e a Book Expo America, la più grande fiera del libro del mercato nord-americano.
Se succederà qualcosa di interessante durante i due eventi, Gregorio sarà lì in prima linea e ci manderà dei post freschi per il blog. Speriamo di leggerlo presto!
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domenica 24 maggio 2009

Qualsiasi cosa fate, non fate come noi!

Giovedi scorso sono stato alla Fiera del Libro di Torino e ho avuto la fortuna di assistere al convegno internazionale L'Europa non fa più sconti: e noi?, organizzato da un gruppo di piccoli editori (Instar
Libri, Iperborea, Marcos Y Marcos, Minimum Fax, Nottetempo e Voland), per discutere le alcune esperienze europee in tema di regolamentazione o liberalizzazione del prezzo del libro.
La discussione ha preso le mosse da un intervento di Marco Zapparoli (Marcos y Marcos) che ha poi accompagnato la discussione con poche ma ben scelte diapositive. La prima slide è quella che da il titolo a
questo pezzo e si riferisce a un commento di Chris Rushby (Bertrams Books, distributore) e Nick Perren (Profile Books, editore) sull'abolizione del prezzo fisso in Gran Gretagna (Net Book Agreement) fatto al tradizionale incontro veneziano della Scuola per Librai Mauri di fine gennaio.
Il primo, e più atteso, intervento è stato quello di André Schiffrin, noto editore franco-americano, autore di diversi saggi critici sul moderno mercato editoriale, in particolare Editoria senza editori. Schiffrin, in un breve e denso intervento, ha offerto alcuni squarci sulla situazione americana (dove pure esiste una legge degli anni 20 relativa ai prezzi fissi), confrontandola con quella francese. Ha ricordato che quando era ragazzo a New York esistevano 350 librerie (tutte indipendenti), mentre oggi ve ne sono non più di 30, comprese quelle di catena. Questo è l'effetto "domino" della rincorsa agli sconti agressivi che le catene hanno utilizzato per costringere alla chiusura le librerie indipendenti, con il risultato paradossale di trovarsi oggi ripagate della stessa moneta dalle vendite nei supermercati e su internet. Gli sconti hanno consentito di conquistare quote di mercato,ma i margini sono diminuiti sempre di piu', fino a non coprire più, in un momento di riduzione della domanda o di spostamento di quote di mercato su altri canali, i costi. Borders è in cattive acque e secondo alcune previsioni Barnes & Nobles sarà costretta a chiudere presto per problemi di liquidità. Schiffrin ha aggiunto di aver appreso la sera prima che Feltrinelli chiede 18.000 Euro per mettere un libro in vetrina, segno che la politica degli sconti costringe a cercare altre fonti di ricavo e produce effetti perversi sulla economia "reale" del libro. Un tempo il libraio metteva in vetrina e gratis il libro che amava. Inoltre le librerie di catena cercano di sfruttare la loro posizione dominante per imporre sconti crescenti anche agli editori, riducendone i margini e diminuendone le capacità di investimento ad es. nella pubblicità sui supplementi letterari o per la pubblicazione di libri di qualità con ritorni a medio-lungo termine.
Secondo Schiffrin è necessaria una politica di cooperazione fra editori, librerie, distribuori e istituzioni; in Francia, per esempio, i cinema d'essai godono di un sostegno regionale; analogamente si potrebbe fare
per le librerie indipendenti.Dopo Schiffrin è stato il turno di Liana Levi, patron della omonima editrice, che ha presentato il caso francese: nel 1979 su pressione della Fnac e delle altre catene il governo liberalizzò i prezzi, ma nel 1981, per comune convinzione di tutti gli attori, fu nuovamente introdotto il prezzo fisso. Il gioco del domino aveva visto tutti perdenti! Ancora recentemente, con la presidenza Sarkozy, tutte le categorie si sono espresse negativamente a un eventuale nuova liberalizzazione. A distanza di anni, gli effetti della legge sul prezzo fisso possono essere così sintetizzati: raddoppiate le novita' da 30 mila a 60 mila; i prezzi sono restati sostanzialmente stabili, con una dinamica inferiore all'inflazione; le cosidette librerie di primo livello hanno mantenute le proprie posizioni, solo le piccolissime hanno chiuso; le catene hanno aumentato la loro quota di mercato, ma le librerie indipendenti (circa 700-800) rappresentano un terzo delle vendite. La situazione tedesca è stata illustrata dalla rappresentante del Boersenverein, l'associazione comune di editori, distributori e librai. Il mercato tedesco è caratterizzato da tre pilastri: il Boersenverein appunto, vera e propria stanza di compensazione del mercato, il prezzo fisso del libro (per 18 mesi dalla pubblicazione) e un'efficientissima e capillare rete di distribuzione, che fra trovare all'apertura delle librerie i libri ordinati entro la sera precedente. Senza entrare nel dettaglio (almeno per questa volta..) delle peculiari e interessantissime caratteristiche del mercato tedesco, dall'intervento è apparso, come ha rilevato Zapparoli, che l'efficienza della rete distributiva è il risultato di un mercato concorrenziale, ma ordinato, che non conosce ad esempio il fenomeno delle rese, e di margini che consentono gli investimenti di tutta gli attori della catena.
E' stata quindi la volta del rappresentante olandese, ma purtroppo ho dovuto lasciare la sala a metà intervento per esigenze ferroviarie. E l'Italia? L'appuntamento era stato intenzionalmente organizzato con un occhio all'Italia e i promotori non ne hanno fatto mistero. Non so se ci sia stato un dibattito alla conclusione e se qualcuno dei miei 24 lettori avesse partecipato fino alla fine e volesse integrare con un commento sarebbe benemerito. Immagino si sia tornato a parlare della tormentata legge del libro e di come sarebbe bello
"fare come in Francia", vista anche l'esperienza britannica. Indiscutibilmente l'esperienza francese (piu' vicina a noi anche rispetto all'organizzzione del mercato) è convincente. Mi chiedo però se in un mercato sostanzialmente poco efficiente come quello italiano, caratterizzato da parecchie strozzature e posizioni di rendita, una legislazione di protezione come quella francese, non rischi di trasformarsi in una legislazione protezionistica, con i grandi gruppi affannati a ritagliarsi privilegi e i librai indipendenti a fare la
parte dell'anello debole. Sarà un paragone azzardato, ma in Italia il mercato del libro scolastico è un mercato regolamentato, ma ad esclusivo beneficio degli editori e non certamente delle librerie né tantomeno dei clienti (per un approccio molto diverso al problema del libro scolastico si veda il recente articolo di Alessandro Laterza sul Sole24Ore del 15/05/09). Una legge non potrebbe che riflettere i rapporti di forza in campo e rischierebbe di ingessare ulteriormente il mercato. Resta vero, come mi ricordano i sostenitori della legge, che l'alternativa non è certo nella concorrenza selvaggia, di cui fanno ancora una volta le spese le librerie. Come proseguire questa discussione? Gli organizzatori dell'incontro torinese hanno distribuito un questionario fra il pubblico, con alcune domande proprio sulla situazione italiana. Vedremo come e quando ne saranno diffusi i risultati.
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venerdì 22 maggio 2009

Permanenza a lungo termine: analogico batte digitale mille a zero

Non è una notizia nuovissima, ma la settimana scorsa mi ha molto colpito
l'articolo su Tuttoscienze de La Stampa Lo Zen e la fisica delle parole,
dedicato al lavoro di Luisa Zini nel Rosetta Project: "Su un disco di
poco piu' di 5 centimetri di diametro possono essere incise fino a 200
mila pagine (se l'informazione e' letta da un microscopio elettronico) o
20 mila (con un microscopio ottico). In questo caso la dimensione di
ogni pagina e' di 400 micron (meno di mezzo millimetro), con una
risoluzione di 4 mila pixel per 4 mila". E ancora: "Volevamo un sistema
di archiviazione semplice e duraturo. Alla Long Now Technologies, dove si pensa in chiave di millenni, ci siamo resi conto che i sistemi di stoccaggio dei dati sono effimeri, perche' sono soggetti al sempre più rapido cambiamento delle tecnologie. Per quanti anni una foto salvata su Cd o Dvd sara' leggibile? Abbiamo definito questo problema 'The digital Dark Age' e abbiamo cercato una soluzione".
Questo ragionamento suona familiare a qualcuno? cosa ne pensano i bibliotecari esperti di preservazione a lungo termine di materiale digitale?
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