Sono ormai molti mesi che non pubblico nulla sul blog. L’estate e le vacanze hanno avuto il loro peso, gli impegni di lavoro sono aumentati , ma soprattutto il ritmo delle cose è stato frenetico: avevi pronto un pezzo, a cui dovevi dare solo una rifinitura ed ecco che uno sciame di nuove notizie veniva a cambiare le priorità e a rendere quasi inutile quelle che avevi appena finito di scrivere.
Un mio amico e collega anni fa diceva: quando le cose iniziano ad accadere sul serio, si smette di scrivere articoloi e di fare convegni.
In questi ultimi mesi non sono però cambiati i protagonisti sulla scena, che sono gli stessi dell’inverno e della primavera scorsa: Google e l’accordo con gli editori/autori americani, Amazon e la guerra degli ebook, dei formati e dei prezzi, la crisi delle librerie indipendenti.
Rispetto alla primavera, l’onda lunga di questi fenomeni ha raggiunto anche l’Italia, con una accelerazione nelle dinamiche di concentrazione (l’accordo Messaggerie/Giunti per il retail), le notizie di chiusure di librerie che sono arrivate quest’estate anche sulla grande stampa (Libreria Porta Romana e Libreria di via Rugabella a Milano ed altre) a cui fa da contrappunto e conferma ad esempio l’apertura del megastore Feltrinelli a Genova.
Di tutte queste vicende, quella che continua ad essere la più appassionante e ricca di colpi di scena è quella del Google Book Settlement. Non mette ormai più conto riscostruirne la successione, gli ultimi eventi hanno ormai cambiato sostanzialmente lo scenario: quando ormai si attendeva il verdetto del giudice di New York per l’8 ottobre, solo una settimana prima della Fiera di Francoforte, il Dipartimento della Giustizia dell’amministrazione Obama è intervenuto con una memoria di 32 pagine presentata al giudice il 18 settembre in cui vengono individuati i principali punti deboli del Settlement e si invitava il giudice a non approvarlo senza correzioni significative. Anche se il giudice non è tenuto a rispettare le indicazioni del DoJ, questa presa di posizione ha determinato una svolta – probabilmente decisiva - nella vicenda: Google e la Authors’ Guild hanno chiesto al giudice di rimandare l’udienza, in modo da poter avere il tempo di negoziare un nuovo accordo, capace di superare le obiezioni del Dipartimento della Giustizia. Se questo rappresenta una battuta di arresto per Google e soci/avversari, dall’altro osservatori attenti hanno fatto notare che se l’operazione di rinegoziazione riesce e è convincente, la strada verso l’approvazione definitiva dell’accordo sarà probabilmente in discesa, in quanto anche le altre obiezioni sollevate dalle altre parti e organizzazioni interessate perderanno di centralità e saranno come riassorbite da quelle del DoJ e si ridurranno i margini di discrezionalità del giudice (anche se i tempi potranno allungarsi ulteriormente).
Ad aprile avevo fatto osservare come la mia impressione, dopo aver ascoltato per la prima volta le parti in causa durante un seminario alla Fiera del Libro di Londra, fosse che non tutti gli interessi e le parti in gioco fossero stati adeguatamente rappresentati e tutelati. La posizione del DoJ va proprio in questa direzione: l’iniziativa di Gogle produce effetti e coinvolge interessi ben più ampi rispetto a quelli di autori e editori, che non possono essere risolti solo con un accordo transattivi fra le parti che non ne tenga adeguatamente conto.
Nel frattempo, però, un altro fronte si sta aprendo in Europa (dopo gli interventi del governo tedesco e l’audizione della Commissione), non sul versante istituzionale, ma su quello legale: il gruppo editoriale Seuil/La Martinière ha citato in giudizio Google per aver digitalizzato senza autorizzazione 9000 suoi libri e ha chiesto 15 milioni di Euro di danni. E’ possibile, anche se i meccanismi giuridici europei sono profondamente diversi, che questa azione legale abbia conseguenze importanti per l’intero mercato europeo e rappresenti il primo passo per un accordo nel nostro continente.
Oggi 28 settembre si svolge a Fiesole, all’Istituto Universitario Europeo, per iniziativa di INFER e del suo presidente Tommaso Giordano, la prima discussione pubblica italiana sull’accordo di Google e sulle sue conseguenza, se non si tiene conto della sessione svolta al Congresso IFLA di Milano del 27 agosto. Anche se l’iniziativa nasce ed è focalizzata nella comunità bibliotecaria italiana, ed in particolare in quella accademica, è la prima volta che in Italia i diversi attori del mercato si confrontano con le problematiche che hanno appassionato per mesi e ancora appassionano il mondo delle biblioteche e dell’editoria internazionale
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