Appetite for Self-Destruction: The Rise and Fall of the Record Industry in the Digital Age, di Steve Knopper (Free Press).
Leggo la recensione di Dwight Garnet sul New York Times del 7 gennaio.Secondo Knopper, uno degli editor di Rolling Stone, tre sono stati i principali errori dell'industria discografica:
- il raddoppio dei prezzi nel passaggio dal LP al CD (rispetto al quale le major discografiche erano state invece inizialmentediffidenti per paura della pirateria)
- l'eliminazione del single, costringendo i giovani consumatori ad acquistare un intero CD per ascoltare proprio quella canzone e scoraggiando l'abitudine alla frequentazione sistematica dei negozi di musica
- e infine, la guerra a Napster ed altri servizi di file-sharing: invece di cercare un accordo con un servizio che vantava ai suoi inizi già 26 milioni di utenti, lo hanno costretto a chiudere spingendo milioni di utenti nella clandestinità di altri siti p2p.
Mi è capitato spesso di dire, nel contesto di mie relazioni o presentazioni sul futuro dell'editoria elettronica, "facciamo attenzione a quello che succede nell'industria della musica, che spesso ha precorso i tempi di quella editoriale e ne ha creato le condizioni per la successiva evoluzione". Una ragione in più per prestare attenzione agli argomenti di Knopper, anche se contenuti in un libro che il recensore giudica "ungratiating" e "undercooked".