Sono a Londra da due giorni, per la London Book Fair, dove incontro fornitori, librai, guru dell'editoria e della tecnologia dei media e anche vecchi amici!Entrando alla fiera si viene subito attirati dalla segnaletica sul pavimento e sulle balconate che invita a visitare lo stand della On Demand Books, dove è in esposizione e in funzione la Espresso Book Machine 2.0 di Jason Epstein. Ci vado subito, ma la macchina (che avevo già visto in video, ma che dal vero sembra ancora più ingombrante) è ferma e si aspetta un tecnico per metterla in moto. Prendo un caffè con Sydney Davies, vecchio amico e dirigente della Booksellers Association, e quindi andiamo assieme a vedere il mostro in funzione.
La piccola folla (che crescerà durante la giornata) che si assiepa attorno allo stand ci fa capire che la stampa di un libro è in corso: chi prende foto, chi fa domande, chi tocca la copertina di un libro appena uscito e la scopre ancora un po' appicicosa di inchiostro. La EBM dopo la fiera troverà la sua sistemazione nella libreria Blackwell di Charing Cross e avrà a disposizione circa 1 milioni di titoli ("with publisher permission") dal magazzino digitale di Lightning Source di Ingram e un altro milione da titoli in pubblico dominio digitalizzati dalla Open Content Alliance.
L'altro argomento caldo della fiera (oltre all'incidente occorso ad Amazon nella settimana di Pasqua e gli sconti aggressivi di Waterstone e Amazon.co.uk sulle prenotazioni del nuovo libro di Dan Brown in pubblicazione il 15 settembre - 50%!) sono gli ebook: la percezione è che il momento sia giunto e che i modelli commerciali (almeno per il mercato consumer) siano abbastanza maturi: l'ebook reader venduto in libreria pre-caricato con una piccola collezione di libri e quindi ricaricato periodicamente dal cliente (come una ricarica di un cellulare) ancora in libreria o attraverso una libreria online. Tutti i principali distributori anglo-americani e tedeschi si stanno attrezzando, stringendo accordi con aggregatori e integratori, con l'obiettivo di offrire un nutrito catalogo di ebook alle librerie clienti. In Italia il problema resta quello della produzione di contenuto locale, cioè di libri italiani. Fin tanto che non sarà disponibile un catalogo sufficientemente ampio di titoli italiani, sarà piuttosto difficile vendere lettori di ebook e quindi mettere in moto il mercato. Chissà quali sono i piani dei nostri editori? Vedremo se si ripterà anche in questo caso la prudenza e il gioco a rimpiattino degli audiolibri, la cui offerta e diffusione nel nostro paese è del tutto insignificante.
Alla sera, full house per il seminario dedicato al Google Book Settlement: il rappresentante della Authors Guild è visibilmente compiaciuto del risultato raggiunto, elettrizzato dalla prospettiva di un nuovo revenue stream per gli autori: un po' ingenuamente, di fronte a una platea con molti editori e bibliotecari, si lascia sfuggire apprezzamenti sulla avidità degli editori e aspettative di grande guadagno dalle licenze "full" per le biblioteche (il 63% ad autori/editori e il 37% a Google). Molto più cauto il rappresentante degli editori britannici che solleva tutta una serie di dubbi e di riserve. In ogni caso, come sapevamo già, l'accordo avrebbe effetti solo negli USA (cioé Google potrebbe aprire il servizio secondo i termini concordati solo per un utenza americana), ma resta il fatto che fra i libri coperti dell'accordo ci sono libri pubblicati da autori ed editori europei. Una domanda sul trattamento delle traduzioni non trova sostanzialmente risposta, mentre appare piuttosto fluida la distinzione fra "commercially available" e "non commercially available" rispetto alla terminologia del settore "in print" e "out of print", usata anche dal rappresentante della Authors Guild. L'impressione, lasciando la sala, è che sicuramente per l'organizzazione degli autori sia stato un grande risultato, ma che non tutti gli altri interessi in gioco siano stati adeguatamente rappresentati e tutelati.
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